Il poeta nelle vesti del “satyros”

sleeping-venus-surprised-by-satyr-1626

“Non basta mordere alcun frutto o attendere la seduzione operata da un potente incantamento (goeteia) perché il poeta, nel momento in cui varca i confini di quel bosco, e scosta le prime fronde di alcuni cespugli, entri in una dimensione in cui viene abbandonata ogni sorta di lucidità mentale, di legame con la realtà circostante; salvo viene fatto soltanto il suo istinto primordiale (natura dell’essere), la sua componente immaginativa, precordio di una attività ben superiore all’atto di intellezione; proprio quella primordialità che il poeta condivide con il capripede nello stato di satyros (“ebbro”), poiché più di ogni altro egli è come «quei Sileni, messi in mostra nelle botteghe degli scultori, che gli artigiani costruiscono con zampogne e flauti in mano, e che, quando vengono aperti in due, rivelano di contenere dentro immagini di déi[1]». Il poeta ha in sé il potere del poiein, della “creazione”, e ciò lo si ravvisa nel suo prodotto d’arte, capace di contenere nella struttura poetica, in poche parole – in virtù  di ciò che chiamiamo in stilistica, concentrazione testuale –, un intero cosmos. Una volta disvelato dell’opera il proprio gineceo, la propria Ignis Vesta, il fuoco del sublime che vi arde dentro divampa più che mai nel rivelare, in tutta la sua pienezza, la fiamma primigenia.”

Estratto dalla rivista A.L.I. (a cura di Fabrizio Corselli)

[1] Cfr. Platone, Simposio, a cura di Giovanni Reale, R.C.S. libri, Milano, 2000.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...