Alcune note su certa poesia odierna di Gabriele Marchetti

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Estratto dal blog Nuova Provincia

È una caratteristica di moltissima poesia odierna (e di quella di Davide Rondoni in particolare) la ricerca di schegge di poeticità nella dimensione quotidiana, più banale.
Ricerca che, senza fare troppi sforzi di memoria, era già stata tentata e portata avanti con risultati eccellenti da T.S. Eliot, con testi come The love song of J. Alfred Prufrock, o la serie di Sweeney. Ma alla fin fine anche Eliot si convinse dell’impossibilità di giungere ad un testo definitivo, causa la dispersione incontrollata di tali epifanie poetiche, troppo numerose, troppo variegate; donde l’opzione per il metodo mitico, l’unico capace di riunire saldamente questa miriade di impressioni attorno ad un nucleo riconoscibile e definito.
Questa virata, questa manovra di salvataggio non sono ancora state tentate da quei poeti che in Rondoni vedono e sentono il loro caposcuola. Né potrebbero tentarla, ormai, essendosi adagiati in una sorta di nicchia che ha una sua legittimazione e una sua visibilità nel mosaico e nel sistema dell’editoria, dei premi, dei convegni, dei “festival”.
 

Bibliofilia – Nota di Andrea Giampietro

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Da una nota di Andrea Giampietro

Nel settembre del 1895, costretto a letto da una lunga serie di malattie ed in perenne stato di povertà, Paul Verlaine accetta di scrivere poesie su commissione: Pierre Dauze, letterato amico di Anatole France, gli chiede di comporre ventiquattro sonetti sul tema della bibliofilia, che avrebbe pagato dieci franchi cadauno. Il poeta arriverà a scriverne solamente tredici, l’ultimo dei quali (“Désappointement”), otto giorni prima di morire. Col titolo di Biblio-Sonnets, queste poesie sarebbero state pubblicate nel 1913, in un’edizione limitata corredata da alcune illustrazioni. Sembra comunque che Pierre Dauze si sia detto “non pienamente soddisfatto da questi sonetti”.
 
Ecco una di queste poesie, datata 12 ottobre 1895.
 
BIBLIOFILIA
 
Il vecchio libro letto e riletto tante volte!
Rotto, afflitto, desolante, deturpato dall’uso,
d’improvviso fresco, pimpante, viso giovane
fine al tatto, delizia degli occhi e delle dita.
 
Il libro creduto morto, cosa d’ombra e terrore,
la sua resurrezione “non sorprende il saggio”.
Chi sa, Rilegatore, insieme artista e mago,
quanto tu faccia meglio ancora del dovuto.
 
Lo riprendiamo, quel libro così ringiovanito,
come riprendessimo un’antica amante
che una fata abbia reso di nuovo vergine,
 
lo rileggiamo come ascoltassimo la Musa
d’un tempo, voce d’oro logorata dall’età penosa:
chiara di nuovo, il riecco che ci allieta.
 
(Traduzione di Andrea Giampietro)

 

 

“Il critico come sponsor editoriale – L’orrore di una stroncatura” di Giuseppe Iannozzi

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(Estratto dal blog di Giuseppe Iannozzi)

Talvolta stroncare un libro può rivelarsi per l’autore una vera e propria fortuna. E non scherzo. Di solito, le recensione a libri belli e perfetti o quasi, vengono ignorate dal pubblico, o prese in considerazione ma non troppo. Viviamo in uno strano tempo, volgare e assassino, per cui a sopravvivere è il gusto dell’orrido: più una cosa è brutta (o banale) e più ha possibilità di emergere. Sarà forse questo il motivo per cui, oggi, tanti scrittori o sedicenti tali preferiscono dare alle stampe libri brutti ma brutti veramente, di cui, forse, un giorno si vergogneranno. Per il momento però se la ridono della grossa: il tempo è volgare e il pubblico è affamato di bruttezza.

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Poesia di Gaia Rossella Sain

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L’assurdo
è nei cieli dipinti di giallo.
Sulle strade fitte di nomi
e vuote di senso,
nei pensieri storti e rugosi
che incendiano anfore e cantilene…
ha il sapore deserto
di un pallido gin allungato,
quella franca disperazione
che – anarchica e sporca,
elude la ragione
e muta ci mette a nudo.
È nei cieli dipinti di giallo
che si stempera… vivo,
il silenzio dell’assurdo.