In Italia fare cultura significa prepararsi a soccombere: un’intervista a Giacomo Sartori

copertina-rogo-giacomo-sartori

(Estratto da “Vita da Editor”)

Giacomo Sartori, agronomo di formazione, è uno dei redattori di Nazione Indiana e vive tra Trento e Parigi. Ha esordito nel 1996 con la raccolta di racconti Di solito mi telefona il giorno prima (ilSaggiatore); la sua ultima opera, pubblicata da CartaCanta editore, è il romanzo Rogo, in cui si alternano tre protagoniste: Lucilla, che vive alla fine degli anni ’70 il passaggio alla vita adulta e la relazione sentimentale con Ilio, prestante maestro di sci; Anna, che soffre di disturbi dell’alimentazione e affronta la prova più difficile per il proprio corpo nel 2012; la Gheta, accusata di stregoneria nel ’600. Le loro sono storie di drammatica maternità che dialogano attraverso il tempo e Sartori le intreccia con una scrittura sorvegliata e pregna di sofferenza.
Qui di seguito un’intervista sulla sua opera e sulla situazione editoriale e culturale italiana.

Continua a leggere

Il volo di Icaro…

Herbert_James_Draper_DRH001_thumb[5]

“Con Icaro, l’artista condivide la medesima e infausta sorte, perché troppo si è avvicinato al Sole, da mirabile e libera creatura”. Egli, fra tutte “le creature d’ali adorne”, si riflette nell’alter ego del cigno; non solo per la lievità del suo volo e la sua avvenenza nell’essere sedotto dal riflesso lunare – come il poeta concupito dall’emanazione della Musa nelle forme dell’ispirazione, di un passaggio numinoso che opera attraverso il lumen intellettuale d’un lampo ispirativo –, ma soprattutto nella condivisione di quel momento più drammatico che precede la morte. Dunque, il poeta, nella propria solitudine, al pari d’un calmo stagno la cui superficie per nulla s’increspa, “grida” (nel comporre) allo stesso modo dell’uccello lacustre, mentre s’appresta a morire “esanime” il proprio verso oltre le più alte vette d’una tragica forma”

(Estratto da “Nibelung e il Cigno nero”)

Un popolo di poeti… Estratto articolo

poeti1

(Estratto da http://www.glistatigenerali.com)

“Provate a chiedere a un avvocato, a un medico, a un ingegnere o anche a un pubblicitario di dirvi quali siano i poeti italiani di età compresa tra i settanta e i quarant’anni che apprezzano di più. È abbastanza facile che molti tra gli intervistati non saprebbero che cosa dire, quali nomi fare. Potrete obiettare che si tratta di un test del tutto empirico, a cui sono ammesse numerose eccezioni. D’accordo, è così. Ma è probabile che, ripetendo l’esperimento, si avrebbe alla fine l’impressione che i poeti italiani contemporanei, anche quelli con un percorso più solido, fuori dall’ambito stretto di chi scrive poesia, di chi la legge e la studia per passione o per lavoro, siano poco conosciuti, anche tra persone di buona cultura”.

Continua a leggere

no-eap1

Estratto da http://www.sulromanzo.it/blog.

Le case editrici a pagamento sono un tumore per gli scrittori, se parte di questi si salveranno, altri purtroppo incontreranno la morte interiore verso la scrittura. Vi sembra un paragone azzardato? Leggete l’indagine che ho condotto nei mesi scorsi (i primi dati sono stati pubblicati pochi giorni fa da Lettera43, ringrazio il giornalista Stefano Iannaccone), prima è necessaria una premessa importante.

Il viaggio intrapreso non nasce dal nulla, il blog di Sul Romanzo si è occupato spesso di questo tema, e molte sono le persone che negli anni hanno contribuito a formare una consapevolezza più allargata sul mondo EAP (Editoria A Pagamento), da Linda Rando a Loredana Lipperini, a Scrittori in Causa, solo per fare qualche esempio. Quanto vi sto per esporre rappresenta il frutto dei dati raccolti nel tempo e della disponibilità di una trentina di persone che mi hanno aiutato a riempire un file excel costruito ad hoc.

Continua a leggere

Félix Luís Viera: la meglio poesia. La patria è un’arancia. A cura di Iannozzi Giuseppe

felix_luis_viera

Estratto dal blog di Giuseppe Iannozzi.

Di rado i poeti contemporanei mi emozionano. Il perché è presto detto: nel corso dei secoli i poeti hanno detto tutto il possibile, e l’impossibile anche. I contemporanei, nel migliore dei casi, non fanno altro che scimmiottare i poeti passati alla Storia: si ripetono, dicono con altre parole ciò che è stato detto migliaia di volte in milioni di poesie da assai più valenti poeti. Certi poeti contemporanei, o poetastri che dir si voglia, non hanno né la tempra del poeta illuminato, né hanno alcuna capacità di innovazione linguistica. Va da sé che valgono poco, che valgono niente, nonostante i tanti immeritati allori che gli vengono tributati da alcuni critici prezzolati e senza scrupoli (da critici che solo pensano a immettere sul mercato un poetastro con un bel faccino candido, spacciandolo per Arthur Rimbaud o Jack Kerouac, con il fine di farne un personaggio, forse utile solo a reggere il microfono in certi talk-show notturni dappoco).

Continua a leggere

Prepotenza editoriale e morte della cultura di Giuseppe Iannozzi

stalin-morto

(Estratto dal blog di Giuseppe Iannozzi)

C’è da sottolineare che di tantissime pseudo opere stampate in migliaia di copie, per nostra fortuna, nonostante le classifiche civetta, alla realtà dei conti queste vendono poco o niente; ed è già tanto quando finiscono nei remainders, perché la più parte delle pseudo opere finisce al macero. Solo che questo, certi editori che fanno la parte del leone (del leone affamato di brutto però e senza una preda in vista nel raggio di chilometri e chilometri), non lo dicono.
C’è poco di che stare allegri: non è mistero che alcuni grandi editori stanno rischiando il fallimento totale per scelte editoriali sbagliatissime. Le pseudo opere non attirano più la gente, non come prima dell’avvento della crisi.

Continua a leggere

Letteratura e critica – Giuseppe Iannozzi

iannozzi-giuseppe_cam00924

“- Certe persone scrivono per mestiere e questo fa di loro dei mestieranti incapaci di infondere spirito dionisiaco e apollineo nei loro scarabocchi clowneschi. Non c’è da meravigliarsi dunque che l’editoria sia in crisi: colpa è anche di quei pennivendoli che pensano di poter prendere per i fondelli il pubblico con un 2 + 2 fa sempre 4 ma anche 1 + 1 + 1 + 1 e 1 + 2 + 1 e 3 + 1 e 4 + 0 etc. etc. Non c’è niente di buono nella serialità che porta sempre allo stesso identico risultato.”

(Dal blog di Giuseppe Iannozzi)

Continua a leggere

Oblio (invettiva poetica)

oblio

Non so cosa sia successo, ma di sicuro hanno aperto le fogne… vedo fiumi e fiumi di “poeti in febbrile estasi autoreferenziale” defluire verso lidi saturi di marciume e rifiuti… La propria lingua imbrigliata nel liquame del proprio vacuo orgoglio, nell’immobilità orale del proprio atto defecatorio. Versi nati dal letame del proprio cuore nero, atti a nutrire feconde le larve putrefatte della propria dissoluta condotta.

Odo gli angeli lamentarsi, masturbarsi innanzi alla loro condanna, un piacere d’illusa alea. Sanguinano le loro lingue affilate, odo le loro ali rompersi nel dibattersi in un convulso frastuono.

Sanguina il cielo innanzi al loro peccato.