Editori di poesia in allarme, nessuno ne parla e non si vende

di Carlo Roma

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“Perché la poesia dovrebbe vendere? Nessuno ne parla, è mal distribuita, non è promossa. Qualcuno conosce un prodotto che sia mal distribuito, non promosso, di cui nessuno parla che invece venda? Io non ne conosco alcuno”. E’ con queste parole che Nicola Crocetti, editore dell’omonima casa specializzata in libri di poesia, lancia l’allarme sulle difficoltà che attraversa il settore. Un allarme condiviso anche da altri protagonisti del settore, tra cui il poeta Maurizio Cucchi, che invoca “un intervento istituzionale a difesa della poesia”, da Mauro Bersani, responsabile della collana Einaudi ‘la Bianca’, e dall’editrice leccese Agnese Manni secondo la quale “la poesia è stata espulsa dal mercato”.

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Félix Luís Viera: la meglio poesia. La patria è un’arancia. A cura di Iannozzi Giuseppe

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Estratto dal blog di Giuseppe Iannozzi.

Di rado i poeti contemporanei mi emozionano. Il perché è presto detto: nel corso dei secoli i poeti hanno detto tutto il possibile, e l’impossibile anche. I contemporanei, nel migliore dei casi, non fanno altro che scimmiottare i poeti passati alla Storia: si ripetono, dicono con altre parole ciò che è stato detto migliaia di volte in milioni di poesie da assai più valenti poeti. Certi poeti contemporanei, o poetastri che dir si voglia, non hanno né la tempra del poeta illuminato, né hanno alcuna capacità di innovazione linguistica. Va da sé che valgono poco, che valgono niente, nonostante i tanti immeritati allori che gli vengono tributati da alcuni critici prezzolati e senza scrupoli (da critici che solo pensano a immettere sul mercato un poetastro con un bel faccino candido, spacciandolo per Arthur Rimbaud o Jack Kerouac, con il fine di farne un personaggio, forse utile solo a reggere il microfono in certi talk-show notturni dappoco).

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