Poesie – T. S. Eliot

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La raccolta, curata e tradotta da Roberto Sanesi, con un’introduzione di David Gascoyne, ha il pregio di offrire al lettore un panorama esauriente dell’opera poetica eliotiana. Le “Poesie giovanili”, “Prufrock e altre osservazioni”, “La terra desolata”, “Gli uomini vuoti”, “Mercoledi delle ceneri” e le “Poesie minori” attraversano e caratterizzano il percorso intellettuale di Eliot, dalla lucida consapevolezza della crisi esistenziale dell’uomo moderno, alla prospettiva di una possibile, intima, salvezza spirituale.

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Bibliofilia – Nota di Andrea Giampietro

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Da una nota di Andrea Giampietro

Nel settembre del 1895, costretto a letto da una lunga serie di malattie ed in perenne stato di povertà, Paul Verlaine accetta di scrivere poesie su commissione: Pierre Dauze, letterato amico di Anatole France, gli chiede di comporre ventiquattro sonetti sul tema della bibliofilia, che avrebbe pagato dieci franchi cadauno. Il poeta arriverà a scriverne solamente tredici, l’ultimo dei quali (“Désappointement”), otto giorni prima di morire. Col titolo di Biblio-Sonnets, queste poesie sarebbero state pubblicate nel 1913, in un’edizione limitata corredata da alcune illustrazioni. Sembra comunque che Pierre Dauze si sia detto “non pienamente soddisfatto da questi sonetti”.
 
Ecco una di queste poesie, datata 12 ottobre 1895.
 
BIBLIOFILIA
 
Il vecchio libro letto e riletto tante volte!
Rotto, afflitto, desolante, deturpato dall’uso,
d’improvviso fresco, pimpante, viso giovane
fine al tatto, delizia degli occhi e delle dita.
 
Il libro creduto morto, cosa d’ombra e terrore,
la sua resurrezione “non sorprende il saggio”.
Chi sa, Rilegatore, insieme artista e mago,
quanto tu faccia meglio ancora del dovuto.
 
Lo riprendiamo, quel libro così ringiovanito,
come riprendessimo un’antica amante
che una fata abbia reso di nuovo vergine,
 
lo rileggiamo come ascoltassimo la Musa
d’un tempo, voce d’oro logorata dall’età penosa:
chiara di nuovo, il riecco che ci allieta.
 
(Traduzione di Andrea Giampietro)

 

 

Quasi invisibile – Mark Strand

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Mark Strand, uno dei vertici riconosciuti della poesia mondiale, si ripropone con una novità che è anche una felicissima sorpresa. E lo è proprio a partire dalla forma libera prescelta, che è quella del poemetto in prosa, in genere brevissimo, spesso al confine tra poesia e microracconto. In Quasi invisibile – qui nella limpida traduzione di Damiano Abeni – il poeta osserva elementi anche minimali di una realtà molto concreta, eppure vista come in una luce paradossale, che ne deforma i movimenti e il senso. Troviamo allora frammenti di una quotidianità oscillante tra routine e insensatezza, immagini dai contorni forti e spesso accentuati o dilatati dal ricordo e dal sogno, riflessioni sulla labilità dell’esistenza. Tutto questo in un clima, per usare un’espressione dell’autore, di «malinconia ermetica», e comunque pervasiva, vicinissima all’assurdo di una condizione sempre a ridosso del vuoto e del nulla. Mark Strand agisce con ironia spesso anche beffarda, esprime una sorta di insoddisfazione quieta eppure dominante, pervasiva, che coinvolge un’ampia serie di personaggi: un banchiere, un ministro della Cultura, un viaggiatore, il padrone di una grande villa e tanti altri, tutti collocati in situazioni ambientali particolari, come fossero elementi dei più disparati luoghi e paesaggi. Il poeta è disincantato ma pronto ancora a stupirsi, è affabile e insieme a volte misterioso, compie un percorso compresso dall’irreversibile egemonia del tempo, semina tracce di intelligenza viva e inquieta prima che sopraggiunga, inevitabile, «la congiunzione luminosa di niente e tutto».

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Ricordo il magico istante – Aleksandr Sergeevic Puskin

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Ricordo il magico istante:

davanti m’eri apparsa tu,

come fuggevole visione,

genio di limpida beltà.

Nei disperati miei tormenti,

nel chiasso della vanità,

tenera udivo la tua voce,

sognavo i cari lineamenti.

Anni trascorsero, bufere

gli antichi sogni poi travolsero.

Scordai la tenera voce,

i tuoi sublimi lineamenti.

E in silenzio passavo i giorni

Recluso nel vuoto grigiore.

Opere scelte – Byron

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Viene presentata in questo volume una scelta delle opere di Byron, da canti dei grandi poemi come il Don Giovanni a scene delle opere teatrali come Manfredi e alle poesie più o meno celebri, tratte dalle molte raccolte poetiche.

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Maggio – Karel H. Mácha – Marsilio Editori

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“Maggio” (1836) è il poema più celebre e più celebrato, il più stampato e il più studiato nella letteratura ceca, della cui tradizione poetica è insieme frutto, radice e linfa. Vi si riflettono e rifrangono numerose suggestioni, dall’attrazione barocca per la morte e il nulla alla passione romantica per la creazione simbolica, il tutto distillato in versi affascinanti, musicali e coinvolgenti, densi e precisi. Il triste epilogo della storia d’amore di Jarmila e Vilém, con lei suicida e lui condannato a morte per aver assassinato il proprio padre, il seduttore della fanciulla amata, viene raccontato con brillante sensibilità metaforica, arricchita dalla meditazione filosofica sul tema della caducità dell’esistenza. La natura è colta nel pieno della primavera, non conosce né alba né declino; la sua indifferenza di fronte alla sofferenza umana è tuttavia pacata, quasi lenisce il tormento delle emozioni, non è affatto soverchiarne, né trova accenti dolorosamente leopardiani: si riscatta nell’innocenza della stagione primaverile, senza conoscere declino, laddove l’uomo, invece, fragile e dissipatore, infrange le regole e la vita.

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Il libro dei gatti tuttofare – T.S. Eliot

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Thomas Stearns Eliot (1888-1965) è stato poeta, drammaturgo e critico letterario statunitense. Si è trasferito nel Regno Unito nel 1914 e nel 1927 è divenuto cittadino britannico. Premiato nel 1948 con il Nobel per la letteratura, è autore di diversi poemi, alcuni dei quali destinati al teatro: Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock, La terra desolata, Gli uomini vuoti, Ash Wednesday, Quattro quartetti e The Cocktail Party. Nei Tascabili Bompiani anche Il libro dei gatti tuttofare, Assassinio nella cattedrale, Poesie, Tutto il teatro, Scritti su Dante. Nei Classici Bompiani Opere 1904-1939, Opere 1939-1962.