Veleno nero – Fabrizio Corselli

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Veleno nero

Un calice alquanto nero
è l’abisso della Poesia,

e dentro la mia anima
come una viscida serpe
inocula amabili parole
di duplice sembianza,

un veleno a me dolce
cupo come le tenebre
distillato poco a poco
con invisibile impronta.

Una linfa d’obliata veste
amara quanto il fiele
che rapisce del gusto
tinte ancor più intense;

come lacci che s’allentano
vanno giù le braccia
nel non poter afferrare
la propria arma di supplizio;

fluisce a profusione
l’inchiostro sul foglio,
lì, nel mantenermi vivo
quale dimentico automa
in balia d’una creativa
quanto sconfinata agonia.

Una linfa d’obliata veste
è siffatto veleno, nero,

come buia fossa nella quale
per sempre giace il cadavere
di stentorei sogni infranti.

Un’interminabile pena
è riempire quel calice vuoto.

(Estratto da “Nibelung e il Cigno nero – Linee Infinite Edizioni” – Sezione “Cigno nero, atto IX”)

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